Una scoperta straordinaria, che cura depressione e altre patologie cliniche. E chi potrebbe averla inventata, se non Elon Musk? Il genio del nuovo millenio, che trasforma in oro ogni cosa, al solo tocco.

Il progetto si chiama Neuralink, ed ha come obiettivo finale la creazione di un’interfaccia uomo-macchina in ottica clinica. Un chip di 2,5 mm che, attraverso segnali e stimolazione elettrica, potrebbe curare la depressione. Funziona?




Se hai letto i nostri articoli, o hai dato uno sguardo ai video sui nootropi, saprai quanto siamo pignoli in fatto di scienza. Teniamo a portare informazioni esclusivamente evidencebased. Elon Musk, al contrario di altri ciarlatani, non si è servito solo del parere di esperti. NO.

Ha deciso di pubblicare un vero e proprio paper scientifico, che tuttavia non è ancora stato approvato dalla rivista di riferimento. Indagando sul web siamo riusciti a trovare una versione pre-stampa che analizzeremo nelle seguenti righe. E c’è un particolare che non è molto simpatico. 

Prima di addentrarci nella ricerca, faremo un brevissimo riepilogo sui sintomi le terapie più utilizzate. Se pensi di saperne già abbastanza, salta il prossimo paragrafo.

Depressione: sintomi e terapie classiche

Sarà capitato a tutti di sentirsi un po’ giù per via delle mille intemperie quotidiane. Tristi e demotivati, con la voglia di mandare all’aria ogni cosa. Una diagnosi di depressione, però, necessita di sintomi depressivi che permangano nel tempo. E al tristezza, in sé, non basta.

Persona depressa _ Psicologia Cognitiva Applicata (1)

La depressione, intesa come disturbo depressivo maggiore (detto anche depressione unipolare), viene annoverata tra i disturbi dell’umore. Possiamo dividere i sintomi in cinque macroaree principali:

  • Emotivi (mancanza di appetito e di libido, ritiro sociale, etc…);
  • Motivazionali (Manca la motivazione di intraprendere attività consuete, anche se piacevoli);
  • Comportamentali;
  • Cognitivi;
  • Fisici (Mal di testa, cattiva digestione, dolori generici);

Per effettuare una diagnosi, i sintomi dovranno innanzitutto creare un disagio perpetrato nel tempo, compromettendo il funzionamento quotidiano dell’individuo.

Seguendo il modello biologico della depressione unipolare, viene spesso registrata una bassa attività dei neurotrasmettitori Noradrenalida e Serotonina, e una elevata attività del cortisolo. Le terapie farmacologiche agiscono direttamente sui recettori di tali sostanze. Esistono poi altri tipi di terapie non farmacologiche, come le terapie psicoterapiche cognitivo-comportali e clinico-dinamiche.

Esistono, invece, terapie psicobiologiche? C’è qualcuno che, prima di Elon Musk, ha provato tecniche elettrostimolanti?

Un Cura-Depressione elettrico: il caso della stimolazione cerebrale

In un lontano agosto del 2007, Insel teorizza un network di aree cerebrali implicato nella depressione, che comprende:

Nella sua pubblicazione, che porta appunto il nome di Shining Lights on Depression (e in numerosi studi seguenti) vengono raccolte evidenze neuroscientifiche a supporto di tale ipotesi. I pazienti depressi mostrerebbero una attività neuronale o circolatoria anormale nelle aree citate.

Ragazza depressa _ Psicologia Cognitiva Applicata

Secondo Airan (2007), inoltre, la depressione comprometterebbe sia le dimensioni che le funzioni dell’ippocampo. Un bel problema, dato che quest’area è l’unica, in età adulta, ad essere deputata alla neurogenesi (Ihunwo, 2015). E qui, arriva il lampo di genio. Elon Musk? No, Helen Mayberg.

La Mayberg arriva ad una scoperta a dir poco sensazionale. Ascoltami bene…

Ammesso che il network prima citato sia davvero relato alla depressione, allora… stimolando elettricamente le aree specifiche, sarebbe possibile curare la patologia?

L’esperimento, che diede poi alla luce un incredibile articolo scientifico, venne portato a termine nel 2006. Su un campione di sei pazienti, quattro ottennero risultati positivi, liberandosi quasi del tutto dei sintomi depressivi. Un cura-derpressione di tutto rispetto, insomma.  E appunto, la tecnologia utilizzata fu…un elettrodo.

Due, per la precisione. Impiantati nel cranio, e collegati ad un Peace-Maker interno al corpo dei soggetti. L’area stimolata fu la 25 di Brodmann. Un successo, che prenderà il nome di Deep Brain Stimulation (stimolazione cerebrale profonda o DBS). L’hai mai sentito? Una grande notizia, che tuttavia passa in sordina rispetto al Chip “inventato” dal genio Elon Musk. E anzi, le ricerche della Mayberg non vengono nemmeno citate nella bibliografia del paper di Neuralink. Perché?

La verità su Neuralink

Sul web se ne leggono di tutti i colori. Per esempio, che la ricerca del parton di Tesla sia “segreta”. Nulla di più falso. Chiaramente, le variabili commerciali e più “tecniche” non sono manifeste al grande pubblico. Tuttavia, chiunque può leggere lo stato di avanzamento della ricerca.

Neuralink, il cura depressione per eccellenza del futuro, è stato provato solo sui topi. I risultati sono incoraggianti, e noi tutti ci auguriamo che possa funzionare anche sugli esseri umani. Perché, al contrario di Helen Mayberg, Elon Musk dispone di una tecnologia infinitamente superiore. Un team di ingegneri pronti a dare la vita per il progresso.

Vale la pena, tuttavia, ricordare che i risultati su esseri umani sono già presenti in letteratura. Quindi, Elon, ti auguriamo in bocca al lupo. Ricorda, però, che prima di te c’è stata una sconosciuta ricercatrice, che con un milionesimo della tua tecnologia (e dei tuoi soldi), ce l’ha già fatta.

Amedeo